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domenica 30 settembre 2007

Crisi banda larga

Il messaggio che emerge dall'Autorità Garante delle Comunicazioni, nella relazione annuale presentata nei giorni scorsi, è chiaro quanto preoccupante:
in Italia c'è allarme banda larga. Non solo è confermato che per copertura e diffusione siamo ben al di sotto rispetto alla media europea, ma emergono anche fatti nuovi
.


Per esempio che la crescita dell'Adsl (che costituisce il 95 per cento degli accessi banda larga italiani) sta frenando e che i prezzi italiani sono "lontani dalle best practice europee". Il che significa che, pur non essendo tra i più cari, potrebbero essere molto più economici.

Servirebbero maggiori investimenti in fibra, che però invece di aumentare sono calati nel 2006, rileva l'Autorità. Servirebbero 10 miliardi di euro per ridare impulso alla rete, mentre gli investimenti nel 2006 sono stati nell'ordine dei milioni di euro, "il che non è sufficiente nemmeno per assicurare un'adeguata manutenzione della rete per i servizi in atto", scrive l'Autorità nella relazione.

Le cause individuate sono due: scarsa informatizzazione di famiglie e imprese; anomalia di una rete banda larga che, a differenza di quanto avviene negli altri Paesi, dipende tutta solo dal rame, che è un bene nelle mani di Telecom Italia ("monopolio naturale"). Il che accentra troppo questo mercato; rallenta la concorrenza e, di conseguenza, lo sviluppo della banda larga.

Anche le soluzioni sono due: primo, separazione della rete Telecom al più presto, entro fine anno; secondo, un più volenteroso intervento in questo mercato da parte intero sistema Paese. Significa che la banda larga deve essere un problema di cui si deve prendere cura una molteplicità di soggetti.

Gruppi di operatori, in primo luogo, che potrebbero investire in una rete evoluta comune, di cui poi condividere le risorse. Anche lo stato può fare molto, rileva l'Autorità; può continuare a sovvenzionare i progetti nelle aree di digital divide, per esempio. Potrebbe inoltre fare meglio e di più sul fronte delle regole, dando maggiore sprone al WiMax e a tecnologie banda larga alternative, che possano mitigare l'anomalia italiana.

Nelle altre, dove la banda larga c'è ma è troppo accentrata, l'Autorità auspica che ci sia maggiore disponibilità delle Pubbliche Amministrazioni locali: potrebbero contribuire a ridurre i costi necessari a realizzare nuove reti. "Considerato infatti che gli investimenti nelle reti di nuova generazione riguardano in grandissima parte (attorno al 70% del totale!)- scrive l'Autorità nella relazione annuale- le attività relative alle opere civili (scavi, posa della fibra), è evidente l'importanza del momento relativo alla concessione ed al rilascio delle autorizzazioni e concessioni per le opere di scavo e per la condivisione dei cavidotti da parte delle Amministrazioni locali". "E' soprattutto a questo riguardo- si legge ancora- che Governo e Parlamento potrebbero intervenire prevedendo procedure accelerate e automatizzate, che valgano a superare remore, lungaggini, localismi, di cui abbiamo penosa esperienza".

C'è da aggiungere che anche la stessa Autorità potrebbe fare di più: per esempio, accelerando i tempi del bitstream, la riforma Adsl che pure nella relazione è stata individuata come una risposta a questi problemi ma che ancora stenta a partire a causa delle solite polemiche tra Telecom e gli operatori alternativi.


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