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domenica 30 ottobre 2011

Servizio Pubblico - Santoro

Comincia giovedì 3 novembre 2011 la trasmissione di Santoro 'Servizio Pubblico'. Donate 10€ per contribuire in prima persona alla libertà di questa trasmissione. Andate sul sito http://www.serviziopubblico.it/index.html per scoprire come fare.







giovedì 20 ottobre 2011

Se Steve fosse nato in provincia di Napoli (ma anche altrove in Italia)


USA
Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui,  con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.


ITALY
Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perché stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.
Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perché hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.
Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.
La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perché saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.


Video morte di Gheddafi: la fine sconcertante del Rais

La morte del Rais è avvenuta in una buca, mentre lui si dimenava urlando la sua disperazione. La drammaticità dell'evento ha fatto rapidamente il giro del mondo. La notizia è confermata dai combattenti del CNT. Ecco una foto che testimonia il fatto:


Il video shock che mostra il corpo di Gheddafi ormai senza vita:




Al Jazira: Gheddafi ucciso, Cnt conferma Era in una buca, ha urlato: 'Non sparate'
Arrestati il figlio Mutassim. Governo transitorio libico: 'Bombardato da aerei della Nato il convoglio sul quale l'ex rais stava cercando di fuggire da Sirte'
Gheddafi morente, fermo immagine Sky di una foto Afp Gheddafi morente, fermo immagine Sky di una foto Afp
-- Mondo --

Libya Tv: ucciso con un colpo alla testa. Il governo transitorio: e' morto per le ferite riportate durante la cattura. Morto il ministro della Difesa dell'ex regime. Preso il potente capo dei servizi segreti dell'ex regime Senoussi. Folla in festa nelle citta' libiche

Il colonnello era stato catturato in una buca a Sirte e davanti ai combattenti del Cnt ha urlato: "Non sparate, non sparate!". Lo riferiscono gli insorti.

CNT, CONVOGLIO GHEDDAFI BOMBARDATO DA AEREI NATO - E' stato colpito da aerei della Nato il convoglio sul quale Gheddafi stava cercando di fuggire da Sirte. Lo ha riferito l'esponente del Consiglio nazionale di transizione Abdel Majid. "Gheddafi stava cercando di fuggire in un convoglio che è stato attaccato da aerei da guerra della Nato", ha detto Majid. Gli aerei hanno colpito quattro veicoli diretti a ovest. Il capo delle forze armate del regime Abu Bakr Yunus Jaber è stato ucciso durante l'attacco, ha aggiunto Majid, mentre il cugino e consigliere di Gheddafi Ahmed Ibrahim è stato catturato.





I nostri lo salutano così:
(meditate gente, meditate)






venerdì 14 ottobre 2011

Beata ignoranza: cartello metropolitana a Roma

Ma come ci si spiega un errore così evidente, ma soprattutto come la spieghiamo ai turisti in visita in Italia ??

Open source: addio Dennis Ritchie, il papà di C e Unix

Vero pioniere della programmazione e del linguaggio informatico, Dennis Ritchie era conosciuto per avere elaborato e realizzato il linguaggio C (un'evoluzione del linguaggio B). Profondo conoscitore della programmazione, quindi, aveva co-redatto con il suo collega Brian Kernighan il lavoro "The C Programming Language", per spiegare a tutti gli sviluppatori il funzionamento di questo metodo, le potenzialità e gli elementi fondamenti del linguaggio C. Ritchie ha anche co-sviluppato nei Laboratori Bell le prime versioni di UNIX all'inizio degli anni 70. Questo sistema operativo multitasking è alla base di numerosi OS successivi come BSD, GNU/Linux ma anche Mac OS X o più recentemente software per alcuni smartphone. Per molti sviluppatori, Dennis Ritchie rappresenta una figura importante e fondamentale nella programmazione. Molti utenti e colleghi lo hanno salutato nel giorno della sua morte, scrivendo in particolare su Twitter questo messaggio: "il suo processo è terminato con exit code 0".

Rischi nel comunicare il codice IBAN del conto corrente

Molte persone si chiedono se vi sono rischi nel comunicare il proprio codice IBAN di conto corrente. In generale il codice ti può essere richiesto da qualcuno che deve pagarti dei soldi tramite bonifico o deve addebitarti dei pagamenti tramite RID. 

Cosa è il codice IBAN

Il codice IBAN (International Bank Account Number) è una codifica internazionale che permette di identificare un conto corrente.

Il codice è stato introdotto nel 2008 a seguito dell’introduzione della SEPA ed oggi rimane l’unico modo per identificare un conto corrente. In passato invece si utilizzava la tripletta:
  • codice ABI: identificativo della Banca;
  • codice CAB: identificativo della filiale;
  • numero di conto corrente.
In realtà il codice integra queste tre informazioni e ne aggiunge alcune per rendere unico ogni conto corrente. Il codice IBAN è infatti composto da 27 caratteri:
  • 2 lettere rappresentanti la nazione (IT per l’Italia);
  • 2 cifre di controllo o CIN europeo;
  • una lettera di controllo detta CIN italiano;
  • il codice ABI di 5 cifre;
  • il codice CAB di 5 cifre;
  • il numero conto di 12 cifre (normalmente il numero di conto ha meno di 12 cifre per cui viene preceduto da tanti zero quanti sono necessari per arrivare a 12).

Rischi nel comunicarlo ad altre persone

Il rischio collegato alla comunicazione di un codice IBAN ad un estraneo non è in genere alto, ma per capirlo meglio occorre vedere per quali operazioni  ti può essere richiesto di indicare il codice IBAN del tuo conto corrente.

Il codice ti viene richiesto ogni qualvolta devi ricevere un pagamento tramite bonifico ma anche per indicare su quale conto addebitare un RID vale a dire un’autorizzazione a pagamenti periodici come bollette, canoni, rate di finanziamenti.

Appare quindi chiaro che l’unico rischio possibile è che qualcuno utilizzi il tuo codice IBAN per pagare proprie spese. Si tratta però di un caso molto difficile e  raro. In genere infatti non basta possedere il codice IBAN per poter autorizzare un RID ma occorrono altri dati, in particolare copia di un documento identificativo.

Sono in effetti capitate delle truffe in cui i truffatori ottenevano prestiti spacciandosi per altre persone presentando documenti falsi (con il nome del truffato e la foto del truffatore) e indicando il codice del conto corrente della persona di cui avevano assunto l’identità quale conto su cui addebitare le rate.
Tali truffe sono comunque facilmente smascherabili, basterebbe spesso l’accortezza della banca o della finanziaria, ma seppur rare succedono.
I rischi per il truffato sono comunque ridotti in quanto basta dimostrare la buona fede (presunta) per ottenere il rimborso delle cifre impropriamente addebitate.

Insomma basta, come si dovrebbe sempre fare, controllare che dall’estratto conto non risultino pagamenti indebiti e nel caso recarsi subito in filiale per lo storno.  Inoltre molte banche inviano comunicazione della richiesta di RID al correntista che dovrebbe quindi subito insospettirsi.

Nei casi finora capitati, il truffato è sempre stato risarcito anche perché dopo la denuncia un controllo più dettagliato della documentazione presentata rende subito palese la truffa.

In conclusione: conserva il codice IBAN in maniera riservata e comunicalo nei casi strettamente necessari (ricevere bonifici o effettuare pagamenti periodici via RID) e controlla periodicamente l’estratto conto cartaceo o online. Con queste semplici precauzioni, che valgono a prescindere dal rischio truffa IBAN, non hai nulla da temere nel comunicare il codice del tuo conto corrente.

mercoledì 12 ottobre 2011

Movimento Cinque Stelle Emilia-Romagna Update: La strage silenziosa dei morti sul lavoro


Incredibile: venerdì, in occasione della giornata mondiale della sicurezza sul lavoro, qualcuno ha avuto la brillante idea di convocare una conferenza stampa dai toni trionfalistici per presentare i dati regionali relativi agli incidenti. Beh, sono tragici, come tragica è ogni morte sul lavoro: l'Emilia-Romagna è al secondo posto per decessi sul lavoro (42), dietro solo alla Lombardia (52) (dati 2011, sono praticamente in tempo reale). Peccato che il numero assoluto, se rapportato alla popolazione della regione, ci lanci al primo posto in questa triste graduatoria. E pensare che prima della crisi non era così: ora, per risparmiare, si taglia sulla sicurezza, è drammatico! E' una conseguenza delle aste al massimo ribasso: dei tempi di consegna strozzati, della fretta... Qui c'è gente che muore, nel 2010 ci sono state 87 vittime, non parliamo di contravvenzioni per divieto di sosta! Il fatto che si sia invece voluto sottolineare come gli indennizzi per infortuni siano calati è!
 indice di scarsa serietà: infatti, con la crisi economica, i numeri non sono paragonabili. Senza considerare che i trucchetti statistici sono molto semplici: ora per esempio si dice che gli infortuni siano calati in rapporto ai lavoratori: peccato che siano considerati "lavoratori" anche i cassaintegrati, quindi persone che di fatto non posso infortunarsi... E così il numero scende. Altro trucco? Non vengono computati gli infortunati nel percorso casa-lavoro, che però l'INAIL risarcisce... Se si fosse voluto fare un lavoro rigoroso e non attività di propaganda, in questa conferenza si dovevano annunciare nuove assunzioni e non un nuovo, fumoso, 'progetto'. Le regole esistono, vanno fatte rispettare. Se non investirà più risorse in sicurezza la Regione si renderà complice di questa strage silenziosa.
Il personale delle Aziende Usl dedicato all'attività di vigilanza in Emilia-Romagna è pari a circa 550 operatori: troppi pochi per garantire l'assolvimento di tutti i compiti di controllo in materia di sicurezza e igiene del lavoro loro assegnati. Dire che nuovo personale non sia sostenibile è falso: l'anno scorso abbiamo incassato 5 milioni di ? in contravvenzioni (sui 7 mln di ? di multe elevate). Le risorse ci sono e sarebbe incredibilmente importante reinvestirle per la sicurezza sul lavoro. Com'è possibile chiudere gli occhi davanti ai numeri, che dicono che circa un terzo dei cantieri controllati risulta irregolare?
Oltre ad un'interrogazione regionale, il Movimento 5 Stelle sta elaborando una risoluzione per chiedere più risorse per la sicurezza e ha presentato anche un'interrogazione a risposta immediata in aula (il giorno 12 ottobre 2011) al quale l'Assessore Lusenti (ma perché lui e non Muzzarelli, il deus ex machina della conferenza stampa?) ha risposto citando dati vecchi e contraddicendosi molte volte.

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/10/la-strage-silenziosa-dei-morti-sul-lavoro.html

venerdì 7 ottobre 2011

Movimento Cinque Stelle Emilia-Romagna: Sentenza del TAR, l'inceneritore riparte :(


La sentenza del TAR, che consente ad Iren e CCC di riprendere i lavori dell'inceneritore di Parma, ci lascia davvero perplessi. Com'è possibile che, nel dubbio, a prevalere siano gli interessi economici di IREN anziché la tutela della salute dei cittadini?Un caso praticamente identico, in cui il TAR diede nella sostanza ragione ai comitati, salvo poi non fermare l'allargamento dell'inceneritore di Ferrara adducendo il mal interpretato 'interesse pubblico' ci fa pensare che ormai a dettare le regole siano le multi utility, e non più le amministrazioni. Per quel che è in nostro potere, il Movimento 5 Stelle continuerà a stare al fianco del Comitato Gestione Corretta Rifiuti nella comune battaglia per bloccare questo scempio ambientale e amministrativo. Perché la salute del cittadino viene prima di tutto, e nessuno può calpestare le regole del bene comune per i propri interessi. Ora mi piacerebbe che sotto la sentenza i nostri politici, che già hanno manifestato totale disinteresse per l'argomento (l'invito è a visionare il video qua sopra...) apponessero una firma dichiarando se siano d'accordo o meno. E poi se ne assumessero la responsabilità davanti alla gente. Ma non lo faranno, troppo pavidi.
QUESTA SETTIMANA ABBIAMO PARLATO ANCHE DI...

AMIANTO - IL CENSIMENTO-COLABRODO indica ancora 612 siti in Regione. Ma sono mooooooolti di più... http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/10/la-stanca-litania-del-censimento-colabrodo-sullamianto.html

BIOMASSE TRUCCATE - IL GIOCHETTO per avere i certificati verdi: soldi vostri per bruciare indiscriminatamente http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/10/biomasse-negli-inceneritori-trucco-per-avere-i-certificati-verdi.html

POSTE ITALIANE IN ATTIVO, ma non per i dipendenti http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/10/poste-italiane-in-attivo-ma-non-per-i-precari-e-per-le-nuove-tecnologie.html

MALASANITA' - DOBBIAMO PROTEGGERE chi lavora bene, e separarlo da chi fa danni http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/09/malasanita-proteggiamo-chi-lavora-bene.html

giovedì 6 ottobre 2011

Steve Jobs 1955 - 2011

Apple ha perso un genio visionario e creativo, e il mondo ha perso una persona straordinaria.
Chi di noi ha avuto la fortuna di conoscere Steve e lavorare con lui ha perso un amico, una guida, una fonte d'ispirazione. Steve lascia un'azienda che solo lui avrebbe potuto costruire, e il suo spirito resterà per sempre lo spirito di Apple.

Per condividere pensieri, ricordi e condiglianze, scrivi a rememberingsteve@apple.com