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mercoledì 28 novembre 2012

Confronto "realtà - governo Monti" un anno dopo

Prima fonte: "Ufficio Studi Sole 24 ore"



Seconda fonte: relazione governativa (http://www.governo.it/backoffice/allegati/69814-8145.pdf)


UFFICIO STAMPA E DEL PORTAVOCE
U N  A N N O  D O P O
IL GOVERNO, L’ITALIA, I CITTADINI
APPUNTI DI VIAGGIO
                                                                                                      2
INTRODUZIONE
 
           In un anno l’Italia ha intrapreso profonde trasformazioni. Questo governo è nato sull’onda
dell’emergenza, trovandosi di fronte ad un bivio drammatico: lasciare affondare il Paese o sforzarsi
di uscire dalla palude. Tra questi due estremi  il primo passo è stato compiuto ed è quello del
risanamento che era condizione preliminare per ogni altro obiettivo e anche necessario a evitare
che l’Italia, per la sua dimensione, non determinasse un cambiamento dello scenario europeo, e
forse mondiale, degli avvenimenti economici e finanziari. Forse oggi, senza le politiche di rigore
messe in atto dall’esecutivo, non ci sarebbe più l'Eurozona. O sarebbe notevolmente ristretta come
dimensione geografica, senza quello che l'Italia, con uno sforzo collettivo di cui non si ricordano
molti precedenti nella storia repubblicana, è riuscita a compiere. Certamente sarebbe stato
necessario fare di più, e forse alcuni errori  sono stati commessi, ma l’impianto delle riforme
necessario ad uscire dalla fase di emergenza è stato condiviso dalla “strana maggioranza” che ha
appoggiato l’esecutivo.
Un anno in cui l’Italia con l’Europa ha ritrovato un legame  che sembrava perso. L'Italia,
Paese fondatore dell’Unione e tradizionalmente sostenitore del metodo comunitario, è tornata ad
essere infatti partner attivo e propositivo, protagonista delle scelte strategiche e nelle concrete
decisioni operative. Basta ricordare il Trattato di Lisbona in cui c’è l'ispirazione per una classe
politica e per chi governa, sia a livello europeo che per i singoli paesi che ne fanno parte. Dove
ciascuno deve cercare di promuovere il posizionamento del proprio Paese nell’ambito di una
economia sociale di mercato altamente competitiva, cogliendone le opportunità e migliorando la
propria situazione comparata. Ma questa promozione del singolo Paese, che corrisponde al
perseguimento dell’interesse nazionale, non sarebbe durevole se fosse in contrasto con l’evolversi
dell’integrazione comunitaria, al  di fuori cioè del tessuto che è l'humus naturale che amalgama
l’intera Unione Europea.
Il governo ha cercato di mettere in sicurezza i propri  conti pubblici, come richiesto
dall’Europa e dalla Banca Centrale Europea,  al fine di preservare non solo i diritti quesiti, ma
anche quelli ancora da acquisire dalle generazioni future. Lo ha fatto con una riforma delle pensioni
che viene indicata a livello internazionale come un modello da seguire e con quella del mercato del
lavoro che ambisce a creare un contesto più inclusivo e dinamico, atto a superare le segmentazioni
che tendono a escludere o marginalizzare i giovani.
Molto di più si sarebbe dovuto fare in favore delle classi più disagiate del Paese, soprattutto
per sostenere le famiglie che con il loro welfare sono il vero tessuto produttivo grazie al quale
l’Italia non ha subito un contraccolpo negativo come, ad esempio, è successo negli Stati Uniti.
Il governo ha cercato di rappresentare la realtà ai cittadini spiegando senza contraffazioni e
con un linguaggio di verità la situazione e i rimedi adottati. Non sono state fatte promesse, né
alimentate illusioni. Al contrario sono stati richiesti sacrifici, anche pesanti. Ma questi sono stati
recepiti proprio per il momento drammatico che l’Italia ha attraversato. Solo un consapevole e
trasparente senso della realtà può dare speranza  e fiducia per l’avvenire. Prova ne è stata il
pagamento dell’IMU, una tassa certamente non  gradita, ma che è stata pagata da tutti  
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indistintamente, raggiungendo gli obiettivi  che il governo si era prefisso. O come la  spending
review che è stata messa in atto non solo per risparmiare sull’ingente spesa pubblica, che non era
stata mai aggredita seriamente, ma soprattutto per rendere più efficienti i servizi offerti ai cittadini.
La macchina dello Stato deve diventare più efficiente, più trasparente e più capace di ascoltare e
soddisfare i bisogni dei cittadini.
Il governo inoltre è voluto intervenire anche sul tema dei costi della politica, attraverso un
decreto legge sulla trasparenza e sulla riduzione dei costi degli apparati politici regionali. Una
misura fortemente invocata dagli stessi presidenti delle Regioni e soprattutto dai cittadini che, dopo
gli scandali delle ultime settimane, non comprendono  come a loro si richiedano sacrifici, spesso
anche pesanti, mentre il  mondo della politica sembra non essere toccato dal tema della
responsabilità di fronte ad una delle più difficili crisi economiche degli ultimi anni. Per questo il
governo ha spinto molto sulla necessità di un ritorno all’etica della politica, una pratica che
andrebbe sempre coltivata, ricordando il fine  ultimo per il quale un cittadino delega un suo
rappresentante in un organo pubblico.
Dopo un anno l’Italia è saldamente sulla via del cambiamento, di certo è un’Italia che adesso
può guardare con più fiducia verso il suo futuro. Un futuro che sarà prospero se si continuerà
sulla strada intrapresa, senza disperdere il lavoro che è stato compiuto fino ad oggi.
Un lavoro che passa attraverso  cinque parole che ridisegnano  la nuova Italia:  credibilità,
coesione, responsabilità, legalità e visione.  
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U N   A N N O   D O P O
CRE DIB I LITÀ
L’Italia durante questo ultimo anno si è impegnata in una  complessa corsa per uscire
dall’emergenza economica, dalla zona d’ombra in cui, per qualche momento, è stata collocata
come possibile fonte di contagio, di focolaio nell’Eurozona.
Per farlo si sono messe in atto  politiche rigorose ma necessarie sia in termini di
consolidamento di bilancio che di riforme strutturali. Il governo ha proseguito in questo senso
l’impegno preso nell’estate del 2011 dal precedente esecutivo di portare il bilancio dello Stato in
pareggio già nel 2013, cioè prima rispetto a tutti gli altri stati dell’Unione Europea.
Questo impegno preso in una situazione di emergenza, è stato mantenuto senza chiederne
modifiche, anche se si è trattato di un vincolo molto severo e ha comportato per l’Italia la necessità
di raggiungere un avanzo primario del 5% del prodotto interno lordo al netto del pagamento degli
interessi.
La riconquista della credibilità in Europa
Un’Italia diversa, dunque, quella che si affaccia al 2013. Più consapevole, responsabile,
più credibile rispetto ad un anno fa. E naturalmente, mentre si va consolidando in una posizione di
maggiore sicurezza, la strada da compiere per riportare il Paese su un sentiero di crescita virtuoso e
sostenibile è ancora lunga, ma gli sforzi intrapresi sono  stati riconosciuti e  accettati a livello
internazionale. Quella che sta emergendo è un’Italia che non vuole limitarsi a recepire in modo
passivo gli orientamenti politici dell’Unione Europea, ma che vuole contribuire sempre di più a
determinare questi orientamenti. L’Italia in questi mesi - anche grazie agli incontri al vertice con
gli altri Stati membri, in particolare con quello tedesco, francese e spagnolo – si è adoperato
per accompagnare il necessario rispetto della disciplina di bilancio ad un’azione più decisa e
determinata verso la crescita economica a livello comunitario. Questo impegno ha dato i suoi frutti,
portando all’adozione del “Patto per la crescita”.
Una credibilità, quella del Governo, diventata manifesta nel Consiglio Europeo del 28-29
giugno quando è stato riconosciuto che i paesi virtuosi, come l’Italia, che hanno messo in pratica
riforme importanti per il risanamento delle proprie economie, devono poter contare su meccanismi
di stabilizzazione dei mercati finanziari nella zona euro.
Il patto per la crescita e l’occupazione
In particolare il Consiglio ha approvato  un Patto per la crescita e l'occupazione che
mobiliterà circa 120 miliardi di euro al servizio degli investimenti, delle imprese e
dell'occupazione. Ha riconosciuto l'importanza di condurre il risanamento delle finanze pubbliche
in modo differenziato e più orientato alla crescita, proteggendo e incentivando gli investimenti
pubblici produttivi, confermando il ruolo del mercato unico come motore della crescita.
La tabella di marcia per l’integrazione economica e democratica
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Entro la fine del 2012 si definirà il percorso verso una maggiore integrazione finanziaria,
fiscale e anche democratica in seno all'Unione economica  e monetaria. Si rafforza la
consapevolezza che bisogna adottare una serie di linee di azione per spezzare il circolo vizioso
tra debito sovrano e fragilità del settore bancario, come la possibilità di usare i fondi del Fondo
europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilità per ricapitalizzare
direttamente le banche, una volta istituito un meccanismo di vigilanza unico a livello europeo. E
ancora: la possibilità di ricorrere a questi fondi in modo più flessibile ed efficace per evitare
differenziali eccessivi fra i tassi di rendimento dei titoli del debito sovrano per quei Paesi della zona
euro che sono in regola con le condizioni poste  nel quadro del semestre europeo e del Patto di
stabilità e crescita. Quindi proprio in riferimento al faticoso cammino intrapreso dall’Italia negli
ultimi mesi.
La credibilità: il carburante del governo in Europa
In questo senso vi è una connessione sempre più stretta tra vicende europee e vicende
italiane. Se l'Italia ha giocato - come la maggior parte degli osservatori internazionali ha creduto di
rilevare - un ruolo da protagonista nel negoziato comunitario, prima e durante l'incontro di
Bruxelles, è stato anche perché ha potuto contare su risorse fondamentali di  coesione politica e
credibilità. La condivisione di responsabilità politica tra le forze che, con costi e sofferenze, ma
sempre dando il loro contributo, hanno sorretto l'attività di questo Governo e la coesione, che
sempre, soprattutto nei momenti più difficili,  è avvenuta, sono state per l’azione di governo  un
carburante essenziale.
L’attività internazionale
Una credibilità internazionale che è arrivata anche dalle missioni all’estero del Presidente del
Consiglio (in tutto 28, escludendo i viaggi a Bruxelles), dagli Stati Uniti alla Cina, dal Giappone e
la Corea del Sud a Israele, dalla Libia al Libano oltre alle numerose visite nelle capitali europee. E
altre missioni verranno a breve come quella nel Golfo Persico.
Visite istituzionali che sono servite a rappresentare il quadro della nuova Italia, più solida
nei bilanci e sempre più pronta ad accogliere gli investimenti esteri, vero punto debole della
nostra economia. Perché se è vero che l’export italiano è una voce importante nella produzione
(la quota di esportazioni sul Pil è prossima al 30%), è anche vero che gli investimenti nel nostro
Paese sono ancora troppo modesti.
COESIONE
Durante questo anno, il governo ha cercato di attuare politiche per ridurre i privilegi e le
rendite di posizione, per migliorare l’accesso al mercato per i nuovi entranti e, più in generale per
ridurre i divari (generazionali, di genere, geografici, ecc…).
Tra queste ultime iniziative, centrali sono state le misure intraprese per diminuire il gap tra il
Nord e il Sud del Paese sia nel campo economico che in quello infrastrutturale.
Mezzogiorno, risorsa del Paese
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Il governo, in particolare ha voluto trasformare  il Mezzogiorno in un’occasione per il
rilancio dell’economia italiana. Il vecchio modello di sviluppo ammetteva i ritardi del
Mezzogiorno come elementi strutturali del sistema economico. La crisi di quel modello coincide
con il venir meno dell’idea che il Sud necessiti di politiche di stampo emergenziale e assistenziale.
Al contrario, il Sud appare oggi come il terreno primario per rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale e quindi a liberare forze produttive e sociali innovative, secondo il dettato della
nostra Costituzione. In questo senso il Sud diviene parte determinante della strategia di crescita ed
equità. Per questo il Governo ha dedicato al Mezzogiorno un’attenzione particolare soprattutto per
la centralità dell’asse Mezzogiorno-Europa. Già nel decreto Salva Italia, finalizzato alla stabilità
finanziaria e al rigore, per assicurare all’Italia condizioni minime  di credibilità internazionale e
solidità fiscale, si è trovato spazio per misure differenziali per il Sud, dagli sgravi IRAP alla
deroga al patto di stabilità interno per il cofinanziamento nazionale dei fondi comunitari,
perseguendo a un tempo obiettivi di coesione sociale e territoriale.  Allo stesso modo nel
decreto Cresci Italia - che aveva il duplice scopo di arginare la spirale recessiva e di creare le
condizioni per un maggiore dinamismo di lungo periodo del sistema economico - sono state dettate
misure di particolare importanza per il sistema imprenditoriale  del Mezzogiorno, in termini di
concorrenza e di riqualificazione della rete infrastrutturale, di stimolo all’occupazione, di fiscalità di
favore per lavoratori svantaggiati e molto svantaggiati o per l’apertura di nuova impresa giovanile.
Il Piano di Azione Coesione
È così stato lanciato, d’intesa con le Regioni, il Piano di Azione Coesione che ha trovato
traduzione nella riprogrammazione di circa 5 miliardi di euro di fondi comunitari. Ed è stata
impressa una significativa accelerazione alle delibere con cui  il CIPE programma il Fondo
Sviluppo e Coesione sbloccando, da novembre a oggi, circa 12 miliardi di euro destinati ad
investimenti pubblici nel Mezzogiorno. Si è sostituita alla pioggia di interventi di natura
emergenziale una ragionata individuazione di poche priorità.
La crescita è il frutto di una economia e di una società che funzionano. Poi può anche giovarsi
di alcuni selettivi interventi pubblici, ma bisogna abituarsi alla competitività, ad investire in
innovazione, ricerca.
Una priorità per il rilancio della crescita è l’istruzione, così come la qualità dei servizi
essenziali e del welfare, il capitale sociale, la fiducia di ciascuno verso gli altri e verso il potere
pubblico. Questi elementi in particolare nel Mezzogiorno, non sono particolarmente presenti.
Attuare questi processi è ancora più importante che iniettare risorse per alimentare il processo di
crescita. Malgrado le difficoltà si è cercato di utilizzare gli spazi possibili, anche se ancora bisogna
fare molto e la strada da percorrere è lunga.
Inclusione e contrasto alla povertà
Oltre al piano di azione e coesione per il Mezzogiorno il governo ha previsto a valere
sulle risorse nazionali interventi per l’inclusione sociale.  Il Dipartimento della Famiglia ha
messo a disposizione una somma di 117 milioni di euro per sostenere politiche familiari. Oltre agli
81 milioni già assegnati di recente alle Regioni e agli enti locali, per progetti esclusivamente rivolti
agli asili nido e all’assistenza domiciliare agli anziani, sono stati destinati altri 36 milioni di euro
per finanziare altri aspetti: conciliazione famiglia-lavoro, sezioni primavera, progetti di supporto  
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alle famiglie terremotate dell’aquilano, adozioni internazionali e iniziative per premiare progetti e
buone pratiche per l’invecchiamento attivo e il supporto familiare.
All’inclusione sociale e al contrasto alla povertà sono anche finalizzati i 50 milioni di euro
dedicati al nuovo programma di sperimentazione della social card, in corso di definizione con i
Comuni con più di 250 mila abitanti, con il coordinamento del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali con cui si punta anche ad attivare la messa in rete di tutte le risorse già oggi destinate nei
singoli territori a queste stesse finalità, puntando in particolare al coinvolgimento dei soggetti del
terzo settore.
RE S P O N S A B I L I T À
Un anno di Governo è stato un anno di responsabilità: da parte dei cittadini, delle imprese,
del mondo politico e delle istituzioni. Tutti sono stati chiamati a contribuire allo sforzo comune.
La filosofia che ha ispirato i primi tre provvedimenti dell’Esecutivo - “Salva Italia”, “Cresci
Italia e “Semplifica Italia”- mira a ridisegnare l’immagine dell’Italia, sollecita la “responsabilità
collettiva” dei cittadini, delle imprese, dei professionisti e delle amministrazioni.
Il muro di diffidenza tra cittadini e PA
Attraverso un piano di semplificazioni consumatosi in due tempi, a gennaio con il Semplifica
Italia e poi a ottobre con il  secondo provvedimento specificamente orientato alla Crescita, il
Governo ha cercato di eliminare la diffidenza che separa cittadini e amministrazioni. Circa il
14% dei consumatori italiani utilizza internet come canale preferito di contatto con le istituzioni: per
i certificati medici, per i servizi per il lavoro o per la fatturazione elettronica. Con la nuova PA
digitale voluta dal Governo oltre 7 milioni di procedure anagrafiche oggi iniziano e si concludono
interamente online.
Il cambio di residenza avviene contestualmente alla dichiarazione della tassa dei rifiuti: una
novità che agevola più di 1 milione di cittadini. Grazie alle semplificazioni oggi si possono pagare
le multe, le rette delle mense scolastiche e i ticket sanitari con un click. La scadenza della carta di
identità in corrispondenza del compleanno, la riduzione dei tempi per il rinnovo della patente, il
rilascio del titolo di studio, le agevolazioni per i disabili: il rapporto con le amministrazioni è
diventato più facile. Ed è un incentivo importante per i cittadini, che sono messi nelle condizioni per
affrontare con maggiore responsabilità gli adempimenti verso le amministrazioni.
Meno vincoli e più incentivi allo spirito d’impresa
Per gli imprenditori le semplificazioni hanno portato minori adempimenti in materia di
sicurezza sul lavoro (che senza diminuire le garanzie per i lavoratori hanno fatto risparmiare oltre
4 miliardi di euro) e meno vincoli nelle procedure di appalto. La riduzione dei tempi e delle spese
(140 milioni l’anno per le PMI, ai quali si aggiungono gli 8 miliardi risparmiati grazie alle
semplificazioni per i cittadini) è un incentivo per  un’impresa più responsabile, rispettosa delle
regole e garante della trasparenza dei documenti aziendali.
Anche le liberalizzazioni del “Cresci Italia” hanno come obiettivo finale la
responsabilità. La liberalizzazione di molti settori produttivi ha offerto agli imprenditori la
possibilità di creare un’impresa in pochi giorni e con minori spese rispetto al passato, sollecitando la
loro creatività e intraprendenza. I primi risultati, sommati alle iniziative promosse dai governi negli
ultimi 3 anni, sono incoraggianti. Tra luglio e settembre sono nate oltre 70mila nuove imprese (di  
                                                                                                      8
cui quasi 8000 solo nel Mezzogiorno) che, sommate alle circa 32mila nate tra aprile e giugno,
hanno invertito il trend negativo dei primi mesi dell’anno.
Senza dimenticare gli incentivi alle PMI: l’innalzamento al 60% della quota minima dei lavori
che i concessionari, da gennaio 2014, dovranno affidare a terzi attraverso procedure di evidenza
pubblica restituisce al mercato un’ampia quota di contratti di lavori pubblici e, cosa più importante,
favorisce il coinvolgimento delle PMI nella realizzazione delle grandi opere.
Migliorare la professionalità
Più responsabilità anche nel mondo dei professionisti. Con le società di professionisti è stata data ai
giovani un’opportunità in più per  unire gli sforzi ed essere competitivi sul mercato. Con la
liberalizzazione delle tariffe i professionisti hanno un’arma in più per essere competitivi, ma sono anche
vincolati all’obbligo di trasparenza nei confronti dei clienti. Sono misure che interessano un bacino
d’utenza molto ampio: dall’ultimo circa il 13%  dei lavoratori italiani è parte di un ordine
professionale.
La  riforma della sanità ha introdotto un obbligo nuovo per i medici che operano in strutture
pubbliche: potranno continuare a svolgere attività professionale ‘intramoenia’ a condizione che la loro
attività venga messa in rete per dare trasparenza e permettere la tracciabilità dei pagamenti effettuati dai
pazienti.
Amministrazioni trasparenti
La responsabilità sollecitata dal Governo è soprattutto quella delle istituzioni e degli
amministratori pubblici. Le tante novità in materia di trasparenza e partecipazione, a partire dalla
pubblicazione dei redditi e dei patrimoni dei componenti del Governo, passando per le consultazioni
pubbliche, hanno cambiato il volto dell’amministrazione.
Oggi tutte le amministrazioni sono obbligate a pubblicare sui siti Internet ogni impegno di
spesa superiore a mille euro. A ottobre la Presidenza del Consiglio ha inaugurato l’“operazione
trasparenza”: più informazioni per i cittadini sui curricula e sulle retribuzioni dei dirigenti, sui
bandi di concorso, sulle presenze dei funzionari, sugli incarichi e le consulenze.
  “Opencoesione” ha consentito di conoscere in tempo reale lo stato dell’arte di oltre
549mila progetti finanziati con risorse dell’Unione europea e in parte pubbliche, e avere così un
quadro chiaro di come Regioni e amministrazioni centrali investono i contributi (quasi 100 miliardi
di euro), monitorare i tempi di attuazione e l’efficacia nell’utilizzo delle risorse.
Per la prima volta nel nostro Paese, tutte le opere finanziate con soldi pubblici vengono
pubblicate in tempo reale sul portale “Cantieri Italia”. I cittadini e le imprese possono seguire
nel dettaglio lo stato di avanzamento dei lavori e le imprese hanno uno stimolo in più per rispettare
le tempistiche dettate dalla legge.
Dialogo, partecipazione, consultazione
Il “Dialogo con il Cittadino” da gennaio ha registrato oltre 45mila messaggi, con una media
di 5mila mail al mese, e più di 30mila risposte. Le consultazioni pubbliche sui temi più delicati
dell’agenda di Governo –  più di dieci, tra cui la spending review, il valore legale della laurea,
l’agenda digitale – hanno coinvolto decine di migliaia di cittadini che con la loro opinione hanno
aiutato il Governo a orientare  le proprie decisioni. Al punto da inaugurare in autunno una  
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piattaforma telematica che funziona da “aggregatore” per le consultazioni di tutti i Ministeri, con
linee guida, diffusione delle esperienze più virtuose e un forum di confronto e condivisione.
In futuro si pensa a come ampliare e sistematizzare le consultazioni, migliorando gli standard
di qualità, sulla base delle migliori pratiche europee.
Pagamenti senza ritardo
La responsabilizzazione  delle istituzioni passa  anche attraverso le  norme sui ritardi di
pagamento. Con la decisione di rendere operativa la direttiva europea con 6 mesi di anticipo il
Governo ha voluto dare un segnale ai mercati e alle imprese. Le amministrazioni, ad ogni livello,
potranno firmare contratti di fornitura e assumere impegni di pagamento con le imprese solo se c’è
la certezza sulle disponibilità di cassa, per poter pagare i fornitori entro 30 o 60 giorni. I primi 5
miliardi di euro stanziati sono serviti per ridurre lo stock di indebitamento commerciale
accumulato dalla PA. Con altri fondi verranno progressivamente annullati i debiti di tutte le
amministrazioni.
Amministrazioni efficienti, meno costi e più responsabilità per la politica e le istituzioni
L’ultimo tratto della responsabilità politica  riguarda le istituzioni e coloro che sono
chiamati a svolgere incarichi pubblici. Il governo ha chiesto un cambio di paradigma deciso nello
spirito e nelle modalità con cui “fare politica”, più attento alla cura del bene comune e ispirato al
rigore e alla correttezza.
Lo snellimento degli organici delle amministrazioni, la riduzione degli apparati di  grand
commis, la diminuzione delle retribuzioni percepite dai manager pubblici e il taglio di alcuni benefit
simbolici (un esempio su tutti: le auto blu): sono questi i capisaldi dell’azione di
responsabilizzazione del Governo.
Per coloro che rivestono cariche istituzionali il Governo ha voluto dare un segnale forte,
iniziando con la riduzione dell’organico di Palazzo Chigi (20%  i dirigenti e 10% i funzionari) e con
l’eliminazione o l’accorpamento di numerosi Enti pubblici (per esempio tra i monopoli di Stato e
l’Agenzia delle dogane, e tra l’Agenzia del territorio e quella delle entrate).
Per tutte le amministrazioni è stato  vietato il cumulo delle retribuzioni e posto un tetto
massimo agli stipendi dei manager della PA. Il segnale che si è voluto lanciare non è solo quello
del risparmio ma anche, e soprattutto, del maggior rigore per chi svolge incarichi di responsabilità
ed è chiamato a dare l’esempio ai cittadini. Lo dimostra anche il “rilancio” dei codici etici che ha
voluto il Presidente del Consiglio.
Più etica e più sanzioni per  chi trasgredisce. L’azione del  Governo ha optato anche per
soluzioni più dure come l’incandidabilità per gli amministratori che hanno contribuito con dolo o
colpa grave al dissesto dell’Amministrazione, oltre all’obbligo di pagare multe.
Alle Regioni è stato chiesto di individuare le più virtuose e adattare a quelle gli stipendi
di assessori e consiglieri e dei finanziamenti ai gruppi consiliari. Entro il 30 novembre le
Regioni si adatteranno all’Umbria per quanto riguarda la retribuzione dei Presidenti di Giunta,
all’Emilia Romagna per quanto riguarda i consiglieri regionali e, per i finanziamenti ai gruppi
consiliari, alla Regione Abruzzo.
La riforma delle Province, infine, oltre a ridisegnare la carta geografica del Paese, è il primo
- e fondamentale - passaggio per garantire un decentramento responsabile, in cui vengono snelliti
gli apparati (600 assessorati) ed eliminate sovrapposizioni di compiti e moltiplicazioni dei costi. Il  
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riordino degli “enti di prossimità” garantirà quindi maggior efficienza ed efficacia nell’erogazione
dei servizi alle comunità locali, coniugando l’attenzione alle specificità territoriali, con i vantaggi
derivanti dalle economie di scala e di scopo: non un ritorno al centralismo, dunque, ma un passo
nella direzione di una governance del territorio che serva le esigenze degli amministrati e non degli
amministratori.
Riforma della governance nelle banche e assicurazioni
Per garantire maggiore concorrenza nel settore si è vietata la contemporanea presenza delle
stesse persone nei consigli d’amministrazione di imprese finanziarie in concorrenza tra loro.
L’Italia era all’ultimo posto in Europa tra i Paesi con minore incidenza
dell’interlocking directorate per gli istituti di credito e assicurativi e ora è al primo.
LEGALI TÀ
Sin dall’inizio, la lotta all’evasione fiscale ha costituito un punto cardine del programma
di questo governo. Molti provvedimenti illustrati nel discorso di insediamento al Senato del
Presidente Monti il 17 novembre 2011 sono stati già approvati.
In particolare le norme introdotte con il Salva Italia, l’istituzione della task force sul fisco e i
nuovi provvedimenti per dare più incisività all’operato delle Agenzie Fiscali e alla delega fiscale.
Tutto questo tenendo sempre ben presente il concetto di equità e di proporzionalità.
Lotta all’evasione, recuperati 13 miliardi di euro
Per far questo sono stati messi in campo interventi mirati a ridurre il peso dell’accertamento
sui contribuenti che rispettano le norme. Come la  decisione di abbassare la soglia per l’uso del
contante (da 2500 a 1000 euro) favorendo un maggior uso della moneta elettronica. Ma anche
accelerando la  condivisione delle informazioni tra le diverse amministrazioni, potenziando e
rendendo operativi gli strumenti di misurazione induttiva del reddito e migliorando la qualità degli
accertamenti.
Grazie all’impegno delle Agenzie delle Entrate a distanza di un anno  sono stati recuperati
13 miliardi di euro (dal 15 novembre 2011 al 31 ottobre 2012), nonostante la delicata congiuntura
economica. Nello stesso periodo, l’Agenzia delle Entrate ha eseguito complessivamente 667mila
accertamenti per una maggiore imposta accertata pari a  30 miliardi di euro. I risultati ottenuti
sono frutto della complessiva azione di contrasto, anche attraverso un forte presidio del territorio.
Aumento della tax compliance
Il recupero delle imposte evase è solo una parte del lavoro dell’Agenzia delle Entrate, il cui
obiettivo fondamentale è l’incremento della tax compliance, cioè del livello di adesione spontanea
agli obblighi fiscali, essenziale in un sistema basato sul principio dell’autotassazione. Per
raggiungere questo obiettivo, una delle leve è quella della semplificazione: in quest’ottica,
l’Agenzia sta lavorando alla riduzione degli adempimenti che rappresentano un onere per i cittadini
e le imprese, nonché alla semplificazione delle comunicazioni inviate ai contribuenti.
All’attività di contrasto  all’evasione e alle iniziative per promuovere la  compliance si
affiancano le attività messe in campo per incentivare un cambio culturale nella percezione diffusa  
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dell’evasione: ne sono un esempio gli oltre 1.500 incontri “Fisco e Scuola” realizzati dall’Agenzia
dal 15 novembre 2011 al 31 ottobre di quest’anno.
Anche Equitalia ha continuato  a garantire un elevato livello di riscossione dei tributi, con
incassi che superano i 7,6 miliardi di euro (il dato comprende una parte di incassi da riscossione
coattiva effettuata per l’Agenzia delle Entrate e  che confluisce nei 13 miliardi di euro). A un
consolidato livello di riscossione si è affiancata una riduzione dell’80% delle azioni esecutive, in
parte resa possibile da interventi governativi e parlamentari e da un considerevole innalzamento del
livello di ascolto della stessa Equitalia, per migliorare il rapporto fisco-contribuenti (ne sono esempi
gli sportelli dedicati alle persone in difficoltà e le rateazioni concesse).
Equità sociale
Un segno evidente che la lotta all’evasione fiscale è un punto di non ritorno per chiunque
opera nell’interesse della collettività, perché purtroppo negli anni passati si è sorvolato troppo
spesso su questo aspetto che invece deve entrare nel dna dei cittadini: pagare le tasse è un dovere.
A febbraio è stata avviata una Task Force per rafforzare il coordinamento fra tutte le strutture
operative coinvolte, incrociando i dati presenti nelle diverse banche dati sia a livello nazionale che
regionale. Il governo ha perseguito questi obiettivi non dimenticando mai il tema dell’ equità
sociale. A tal proposito basta ricordare la decisione di innalzare e rendere permanente - dal 2014 -
l’imposta sui capitali scudati; la decisione di tassare le attività finanziarie e gli immobili detenuti
all’estero, insieme alla regolarizzazione dei patrimoni italiani detenuti senza permettere nessuna
forma di condono, che questo governo ha escluso in qualsiasi modalità.
Un nuovo rapporto fisco-cittadino
Il governo si è impegnato e si sta impegnando anche per rendere sempre più trasparente,
chiaro, quindi non arbitrario il rapporto con il fisco. Per questo è stato creato un filo diretto tra il
cittadino e l’Agenzia delle Entrate attraverso l’invio telematico dei corrispettivi e del conto
corrente dedicato all’attività lavorativa. L’obiettivo è quello di favorire  la trasparenza e di
promuovere la comunicazione della base imponibile  con la possibilità di beneficiare di diverse
semplificazioni amministrative quali accelerazione dei rimborsi, compensazione di crediti iva e
riduzione dei termini per l’accertamento fiscale ai contribuenti.
Proprio per aiutare i cittadini e le fasce  produttive del Paese il governo ha preso alcune
iniziative che possono essere d’aiuto in questa  difficile fase economica. La prima riguarda la
possibilità di rateizzare il debito contratto con il fisco. Da marzo Equitalia ha innalzato da 5mila a
20mila euro la soglia d’importo per ottenere automaticamente la rateizzazione. Il Governo ha anche
previsto, in caso di peggioramento della situazione di difficoltà finanziaria, la possibilità di
prorogare le rate già concesse fino a un massimo di ulteriori 72. Inoltre, è stato innalzato da 8mila a
20mila euro  il valore del debito con il fisco che consente ad Equitalia di procedere all’iscrizione di
ipoteca. Allo stesso tempo sono stati messi a disposizione oltre 2 miliardi di euro per i rimborsi dei
crediti iva  a favore delle imprese, degli artigiani e dei professionisti. Un provvedimento che è a
beneficio di oltre 11mila imprese e che si spera si possa presto collegare anche al tema urgente e
necessario dei rimborsi della Pubblica Amministrazione.
Anticorruzione, più etica nel governare
                                                                                                      12
Ma legalità non è solo lotta all’evasione fiscale. Questo governo ha sentito l’urgenza di
portare a compimento il percorso della legge anti corruzione avviata dal precedente esecutivo.
La prima legge, dopo Tangentopoli, che colpisce i reati commessi contro la pubblica
amministrazione e quelli societari. Ha stabilito diverse novità come l’obbligo per ogni
amministrazione di adottare e aggiornare i propri piani anticorruzione entro il 31 dicembre di ogni
anno. I dirigenti possono essere chiamati a rispondere per danno erariale e per danno all’immagine
della pubblica amministrazione qualora abbiano  commesso un reato di corruzione accertato con
sentenza passata in giudicato. La legge prevede anche più trasparenza e l’obbligo di pubblicare
bilanci e costi delle opere pubbliche, oltre a non conferire più incarichi alle persone che sono state
condannate, anche con sentenza non passata in giudicato,  per reati contro la pubblica
amministrazione.
VISIONE
La visione è il pilastro più importante dell’azione di un Governo. Insieme credibilità,
coesione, responsabilità e legalità riassumono  le prospettive di quanto ha fatto l’Esecutivo
nell’ultimo anno. La visione invece si rivolge al futuro, al Paese che verrà e soprattutto a coloro che
domani avranno il compito di lavorare per migliorarlo.
Per questo motivo visione è soprattutto  impegno per le giovani generazioni. Partendo
dall’Europa come punto di ispirazione, il Governo ha agito nella convinzione “che ciò che restringe
le opportunità per i giovani poi si traduce in minori opportunità di crescita e di mobilità sociale per
l’intero Paese”, come ha sottolineato il Presidente del  Consiglio nel discorso di investitura al
Senato.
È la visione del Trattato di Lisbona nel momento in cui invoca un’economia sociale di
mercato fortemente competitiva. Un’economia che guarda al coinvolgimento delle nuove
generazioni per portare avanti il progetto europeo, contribuire alla crescita e al benessere della
società. Da anni l’Europa ha posto i giovani al centro della propria azione, consapevole del fatto che
senza un investimento di fiducia nelle nuove generazioni l’intero progetto politico ed economico
europeo è destinato al fallimento.
Il Paese che cambia
La visione di questo governo è stata quella del Paese che cambia. Cambia grazie ad un
forte impegno ad attuare riforme importanti, affinché il merito (e non l’affiliazione) decida chi
ha diritto a un lavoro migliore; affinché la competenza guidi la crescita professionale.
È la visione di un Paese in cui si riduce il numero dei “rinunciatari”, i 2 milioni di Neet
(Not in employment, Education or Training) che non lavorano e non studiano.
È la visione di un  Paese in cui la  formazione continua è un valore e un impegno che
accompagna i cittadini per tutta la vita; in cui l’intraprendenza, la voglia di mettersi in gioco e la
creatività sono premiate, ma lo è anche la ricerca di stabilità nel mondo professionale e personale.
Un mercato del lavoro più inclusivo e dinamico
Lo sforzo più importante è stato quello di creare condizioni favorevoli per chi cerca un
lavoro, per chi aspira a cambiarlo o aspira a crescere professionalmente. La riforma del lavoro
- che entrerà a pieno regime solo nel 2013 - ridisegna profondamente il mercato attraverso un vero e  
                                                                                                      13
proprio patto generazionale. Ha puntato su inclusione e dinamicità. L’inclusione tutela i lavoratori
appartenenti alle “fasce deboli”, in particolare  le donne e i giovani del Sud. La dinamicità è il
principale strumento di contrasto alla precarietà. L’obiettivo è incentivare la mobilità: la riforma ha
posto le condizioni per consentire ai giovani di costruirsi un percorso di crescita, riducendo i tempi
di transizione tra scuola e lavoro e tra disoccupazione e occupazione.
Lavorare senza discriminazioni
Per l’inclusività il Governo ha stanziato 232 milioni di euro per incentivare i datori di
lavoro a istituire contratti stabilizzati entro il 31 marzo 2013, con giovani di età fino a 29 anni (o
con donne, indipendentemente dall’età anagrafica) e ha reso operativo anche in Italia il regolamento
europeo che disciplina la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle
società quotate e per quelle pubbliche non quotate. Dalle proiezioni a disposizione emerge che su
407mila assunzioni non stagionali programmate dalle imprese nel 2012, 77mila saranno
esplicitamente riservate alle donne: ovvero circa 19 assunzioni ogni 100.
Anche la  deducibilità integrale delle imposte dirette dell’IRAP è stata pensata per
agevolare le fasce deboli dei lavoratori. Il Governo ha aumentato le deduzioni a 10.600 euro (che
diventano 15.200 euro per i lavoratori del Mezzogiorno) a favore degli imprenditori che assumono
lavoratrici e lavoratori di età inferiore a 35 anni a tempo indeterminato.
Il Sud, e in particolare i giovani del Mezzogiorno, sono i destinatari di tante altre iniziative:
per esempio i bandi “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”, con cui si chiede agli
under 35 di proporre soluzioni per recuperare spazi comuni e restituirli al territorio, e “Giovani per
il sociale”, che mira a coinvolgere giovani in condizioni di disagio.
Parola d’ordine: dinamicità
La parola d’ordine del nuovo mercato del lavoro è “dinamicità”. L’eliminazione delle barriere
sul mercato dei servizi professionali ha consentito ai giovani professionisti di creare società
professionali e acquisire competitività sul mercato. La possibilità di cominciare il tirocinio mentre si
è ancora ai banchi dell’università consente di accorciare i tempi tra la fine degli studi e il lavoro.
Tra gli ordini che hanno aderito all’iniziativa ci sono già gli Avvocati e i Commercialisti.
Per i giovani che hanno un’idea imprenditoriale e la voglia di rischiare è stata creata la società
a responsabilità limitata semplificata, introdotta con l’obiettivo di  agevolare l’accesso
all’attività d’impresa per chi ha sino a 35 anni. Con le nuove misure contenute nel pacchetto
“crescita” per le startup innovative, i giovani imprenditori hanno uno strumento in più per investire
su se stessi e contribuire la miglioramento del Paese. Sono stati anche rimodulati gli interventi del
Fondo Kyoto, vincolando i finanziamenti alla creazione di nuova occupazione giovanile a tempo
indeterminato.
Imprenditorialità
Il Governo ha investito con decisione sul potenziale imprenditoriale del Paese, ed incoraggia
i cittadini ad avviare un’attività propria, introducendo misure di sostegno per tutti gli aspetti più
importanti del ciclo di vita di una start up, dalla nascita alla fase di sviluppo. In particolare, un totale
di 110 milioni di euro ogni anno viene impegnato su vari fronti.
L’assunzione di personale da parte delle giovani imprese viene facilitata semplificando il
passaggio da contratti temporanei a fissi, e rendendo  anche possibile la retribuzione in diverse
forme.  L’accesso al credito viene agevolato attraverso pratiche di  crowdfunding (creazione di
portali online per la raccolta di capitali) e una finestra privilegiata sul Fondo di Garanzia, oltre che  
                                                                                                      14
con detrazioni fiscali. Infine, il Governo ha provveduto a dare un sostegno agli imprenditori che,
nonostante la freschezza dell’avvio, si trovino in difficoltà, incoraggiandoli ad effettuare nuovi
tentativi d’impresa.
Dal Brain Drain al Brain Gain
L’attenzione data alla ricerca, in particolare ai ricercatori più giovani, mira a invertire il trend
negativo che di anno in anno ha visto l’Italia privato dell’eccellenza che emigra all’estero in cerca
di condizioni migliori. Per questo è stato creato un credito d’imposta per l’assunzione di giovani
cervelli – 50 milioni di euro che garantiranno 4.000 nuove assunzioni all’anno – ed è stato
potenziato il network dei ricercatori italiani in tutto il mondo. “Innovitalia” è una piattaforma
digitale che crea una rete di contatti tra scienziati, ricercatori, istituzioni ed imprese, e agevola in
modo interattivo lo scambio di idee e informazioni su programmi di ricerca e opportunità
professionali, mettendo in comunicazione il capitale sociale dei nostri “cervelli” in giro per il
mondo.
L’importanza della formazione
Il merito e la crescita professionale si ottengono anche attraverso gli incentivi alla formazione.
Tra le iniziative più importanti c’è l’attesa tornata concorsuale per giovani docenti delle scuole
secondarie. È la prima volta dopo 13 anni. Le nuove forze che arriveranno nelle scuole porteranno
nuova linfa vitale all’insegnamento, a vantaggio degli studenti e del corpo insegnanti.
Ci sono, infine, gli investimenti sulle infrastrutture della scuola: nell’ultimo anno sono stati
riqualificati oltre 1500 edifici scolastici ed è stato avviato un programma di rimodernizzazione di
tutto il sistema della formazione, interamente basato sulla qualificazione dell’offerta formativa. Il
Piano Scuola  prevede una dotazione complessiva di 1 miliardo di euro. Grazie a questo
investimento 3.596 scuole su tutto il territorio nazionale avranno miglioramenti infrastrutturali.

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